De Motu

Tra il 1589 e il 1592, dopo aver ottenuto la cettedra di matematica presso l'Università di Pisa, grazie all'intercessione del Cardinale Francesco del Monte, Galielo scrisse il De Motu Antiquiora. Si tratta di una serie di manoscritti mai pubblicati dalla cui lettura emerge l'interesse di Galileo per gli studi di meccanica e per l'astronomia.

In quegli anni Galileo aveva infatti iniziato lo studio della fisica aristotelica. Mise da parte ogni tipo di approccio filosofico a quasta scienza e iniziò a studiarla in maniera critica, enfatizzando l'aspetto della sperimentazione matematica. Inizia così con Galileo la matematizzazione della fisica, la cui testimonianza è senz'altro il De Motu Antiquora. In questi manoscritti Galileo espone la sua teoria sul moto dei corpi materiali, in particolare sui corpi in caduta libera. Dopo una serie di esperimenti, Galileo arrivò a pensare che i corpi cadessero ad una velocità uniforme caratteristica, che non dipenseva dal loro peso ma dalla gravità specifica del corpo stesso. Per la fisica aristotelica invece un corpo cadeva tanto più velocemente quanto più pesava.

Quella testimoniata dal De Motu Antiquiora è la sua prima teoria sul moto, poi rielaborata e perfezionata successivamente dopo anni di studi.